Maggio
Alberi e arbusti
Sfatiamo una diceria riferita ad una bellissima pianta che rende onore ai nostri giardini:
parliamo del Lillà ( Syringa vulgaris) e l’appunto principale che qualcuno avanza nei suoi confronti è di avere una fioritura piuttosto breve; in realtà non è più breve di quella della maggior parte degli arbusti che fioriscono in primavera. Inoltre, avendo a nostra disposizione diverse varietà a fioritura scalata precoce, media e tardiva, con una scelta oculata è possibile prolungare il godimento della bella e profumatissima fioritura per molte settimane. Oltretutto, il lillà è pianta di sicura rusticità, senza particolari esigenze, per cui vale senz’altro il posto che le vorremo riservare nel nostro giardino.
Per avere una fioritura copiosa, oltre che piantati in terreno profondo, umifero e fresco, i lillà dovranno essere in posizione soleggiata, dove l’aria circoli liberamente : non dunque a ridosso di alberi o muri, oppure troppo ravvicinati fra loro. Se il terreno a disposizione fosse povero o sabbioso dovrà essere arricchito con concime organico; se invece fosse compatto e pesante, sarà emendato con l’aggiunta di terriccio di foglie, cenere di legna e sabbia. Così come per qualsiasi altro arbusto, le pacciamature effettuate in inverno con foglie e concime organico sono state molto utili e se adesso, in questo mese di Maggio, uniamo alla cura fin qui messa per la preparazione del terreno qualche concimazione liquida richiesta dal particolare periodo vegetativo, dense e profonde pannocchie terminali a fiori sia semplici che doppi esploderanno in tutta la siepe , quasi nascondendo le pur ampie foglie cuoriformi. Nelle diverse varietà i colori vanno da più classico lilla al più scuro violetto, senza trascurare il bianco puro, il giallo chiaro, il rosso porpora e l’ardesia. Arbusto di non grande sviluppo, che assume spontaneamente una forma ordinata, il lillà non necessita di drastiche potature, se non in casi eccezionali, quando ad esempio si tratti di rinnovare una pianta trascurata o invecchiata. Si pota comunque dopo la fioritura, tagliando a circa metà della loro lunghezza i rami che hanno fiorito. Esauriti dalla fioritura, questi non darebbero né nuove gemme floreali, né nuovi rami atti a fiorire, mentre dal paio di gemme opportunamente lasciate intatte sotto il taglio, spunteranno due rami vigorosi, le cui gemme apicali fioriranno nella primavera successiva. Togliamo anche i rametti esili o mal disposti, soprattutto quelli rivolti all’interno della pianta.
Nei terreni freschi con reazione acida, soprattutto dove l’umidità atmosferica è elevata e l’estate non troppo calda, poche piante possono competere con i Rododendri. Meglio è se li abbiamo piantati in gruppi di tre o più: il raggruppamento è consigliabile perché i cespugli, crescendo, ombreggiano le radici e trattengono maggiormente l’umidità. In questo periodo dobbiamo curare l’eliminazione dei fiori appassiti per prevenire un inutile dispendio di energie nella formazione dei semi, vitalità che la pianta potrà invece dedicare alla preparazione dei bocci floreali del prossimo anno. L’eliminazione dei fiori appassiti è una operazione che richiede delicatezza, tempo e pazienza, ma consideriamo che i rododendri non necessitano di potatura perciò un lavoro compensa l’assenza dell’altro. I rododendri coltivati in recipienti possono essere trapiantati anche in questa stagione, utilizzando il loro pane di terra e riempiendo gli spazi vuoti della buca con torba umida e terriccio acidulo ben pressati per la massima aderenza delle radici.
I giardini che non possiedono i requisiti per i rododendri, quelli con terreno calcareo e minore umidità atmosferica, possono valersi dei colori rosa, lilla o rosso delle peonie arbustive. Belle piante che producono vistosissimi fiori nello stesso periodo dei rododendri e che pertanto in questa stagione sono al massimo del loro sviluppo floreale. Le peonie sono piante di facile coltura, amano sia il sole che le posizioni un po’ ombrose, sono perenni e, una volta messe a dimora, si lasciano indisturbate per diversi anni. Il loro periodo vitale è infatti alquanto lungo e gli esemplari più vecchi raggiungono ed a volte superano i due metri, estendendosi notevolmente anche in larghezza; ne consegue che è bene lasciare adeguato spazio fra gli esemplari al momento della loro messa a dimora, anche perché non sono piante che accettano di buon grado i trapianti. Frequentemente le specie legnose vengono innestate su Peonia officinalis, peonia comune, ed il punto di innesto, ben visibile, deve trovarsi una decina di centimetri sotto il livello del terreno, perché questo settore della pianta è il più sensibile alle avversità atmosferiche, quindi va maggiormente protetto.
Le peonie legnose di tipo arbustivo, sono indubbiamente piante di grande soddisfazione per tutti gli amanti del giardino.
Per i nostri arbusti questo è il momento per ripetere se già effettuato il mese scorso, oppure per cominciare al più presto, il trattamento preventivo antiparassitario con insetticidi e anticrittogammici possibilmente di tipo biologico e comunque utilizzando sempre i prodotti meno tossici possibili, seguendo le indicazioni già inserite nel nostro articolo di Aprile.
Rosai
Maggio è il mese delle rose per antonomasia; si avrà la ricompensa per le cure già prodigate a questi meravigliosi fiori. Ma anche in questo mese non ci si può riposare e il ritmo di lavoro si intensifica ovunque: eccone alcuni esempi.
Le doppie e triple vegetazioni troppo vicine ai lati un ramo principale debbono essere ridotte ad una soltanto, eliminando quelle in soprannumero e preservando la più vigorosa. La mancata eliminazione comporta lo sviluppo di rami di scarso vigore affastellati ed esteticamente sgradevoli.
La sarchiatura del terreno eliminerà le erbe infestanti, mentre la sua copertura con uno strato di pacciame garantirà più freschezza alle radici e farà risparmiare qualche innaffiatura.
I rosai piantati nella stagione scorsa, specialmente se appaiono poco vigorosi, si avvantaggiano di una cimatura precoce ( decapitazione degli steli da fiore) per favorire una crescita più frondosa e uniforme (nuovi steli per ogni taglio e più rigogliosi). Mentre per le varietà a grandi fiori coltivati per questa caratteristica, si deve operare la sbocciolatura ( eliminazione dei boccioli supplementari che circondano quello apicale) favorendo così la formazione di esemplari unici di grandi e vigorose dimensioni. La sbocciolatura da effettuarsi con le unghie o con forbici, non deve in alcun modo ledere il peduncolo e deve essere tempestiva. Se la si effettua con il bocciolo già grande, si annulla il vantaggio sperato, in quanto le dimensioni del fiore saranno già stabilite.
Nel recidere qualche fiore da sistemare in casa per apprezzarne forma e profumo, ricordate di non tagliare lo stelo fino alla base, ma di lasciare almeno un paio di gemme che garantiranno la rifioritura.
Se vedete vegetazioni vigorose provenienti dalle radici e con foglie differenti da quelle della varietà coltivata, esse appartengono sicuramente al portainnesto. Sono le cosiddette “selvatiche”; non è sufficiente reciderle al livello del terreno, ma vanno estirpate staccandole dal punto di attacco con le radici.
Le innaffiature dipenderanno da fattori diversi ( temperatura, ventosità, umidità atmosferica, ecc) e se la stagione è siccitosa innaffiare abbondantemente, ma dolcemente, avendo cura di non scalzare lo strato di pacciame.
I due nemici principali di stagione dei rosai sono il mal bianco (oidio) tra le crittogame, e gli afidi o pidocchi tra gli insetti. Il primo, malattia fungina aggressiva e pericolosa, si presenta come una muffa biancastra che attacca tutte o solo alcune parti della pianta e in condizioni di umidità elevata e temperatura idonea ( primavera e autunno ) si sviluppa a contagio da una pianta all’altra. Si combatte con una prodotti a base di zolfo, già preventivamente a partire dai mesi precedenti e continuando a infestazione in atto. Ancora meglio se alternate zolfo e Karathane ( ottimo fungicida) per prevenire fenomeni di adattamento al contrasto da parte dei funghi che attaccano le piante.
Per gli afidi, se utilizzate insetticidi di sintesi ricordate di usare quelli agricoli, sono sufficienti anche i più blandi, e non i comuni insetticidi casalinghi che rischiano di bruciare le parti della pianta con cui vengono a contatto. Per i migliori prodotti biologici vanno bene le indicazioni già fornite nell’articolo del mese di Aprile.
Da non trascurare eventuali danni prodotti dalle Cetonie, coleotteri blu o verde metallici, che pure non essendo particolarmente pericolosi, comunque divorano polline, rodono petali e stami specialmente delle rose di colore chiare. La miglior lotta consiste nella caccia al mattino, quando sono ancora intorpidite, per limitarne il numero e quindi tenere sotto controllo il danno.
Come si vede, in questo mese di Maggio il lavoro non manca di certo nel nostro rosaio, ma la soddisfazione di un bel roseto ordinato, dagli stupendi fiori a bellissimi colori e dal grande profumo, val certo la pena di tanto affanno.
Siepi
Le siepi di rapido accrescimento e allevate a forma obbligata potranno aver già bisogno di una prima potatura: ad esempio ligustro, biancospino, lonicera, potrebbero avvantaggiarsi di un primo taglio. La frequente spuntatura dei rami incoraggia la crescita di giovani vegetazioni. Le piante che sono ancora in fase di attiva vegetazione è meglio che attendano il prossimo mese di Giugno.
Per le siepi di impianto recente e soprattutto se la stagione è siccitosa, non devono mancare di irrigazioni. Nei piccoli impianti è preferibile l’innaffiatoio al tubo di gomma, perché riesce meglio a dosare i 10-12 litri di acqua necessari ad ogni pianta. Ricordiamoci di innaffiare in giuste dosi, perché non c’è peggior nemico per le piante del metodo “poco e spesso” che non fa altro che richiamare in superficie le radici nel loro tentativo di seguire l’umido, esponendole così al rischio di danni dovuti dalla temperatura esterna. Logicamente, se l’impianto è di ragguardevoli dimensioni, non possiamo fare a meno di un tubo munito di rompigetto o di un buon impianto di irrigazione con caduta a pioggia ; in entrambi i casi un canaletto di scolo per l’acqua è ben indicato per evitare inutili e dannosi ristagni di liquido. Le siepi giovani e quelle con foglie persistenti, nelle giornate più calde possono avere la necessità di recuperare l’umidità traspirata dalle foglie e in questo caso aiuta certamente una nebulizzazione di acqua direttamente sul fogliame. Un buon espediente per conservare più a lungo l’umidità alle radici, consiste nel disporre ai lati della siepe uno strato di pacciame, aggiungendo anche i ritagli d’erba del prato in occasione di ogni rasatura del manto erboso.
L’inizio del mese di Maggio si può porre come data limite per l’impianto di una siepe di agrifoglio, naturalmente dove le temperature relativamente fresche della zona consentano a questo bell’arbusto sempreverde di prosperare. Vanno interrati con la loro zolla intatta e ben innaffiati durante la stagione estiva. Se queste piante perdono assai presto le foglie a causa del trapianto, non ci dobbiamo preoccupare, in quanto questo è un segno di attecchimento della pianta, in caso contrario infatti le foglie seccherebbero rimanendo attaccate ai rami.
Ci sentiamo anche di consigliare l’impianto di siepi di bambù, non troppo utilizzate, ma molto efficaci come frangivento ed impenetrabili sia agli uomini che agli animali. Questo è probabilmente il periodo migliore per i nuovi impianti. I bambù non sono consigliabili là dove si richiede una siepe regolare e ben ordinata, ma per separare un settore a giardino da uno incolto esterno o da terreni boschivi sono veramente insuperabili. Bisognerà attendere almeno un anno prima di vedere una sicura ripresa dell’impianto ed occorrerà una collocazione più profonda rispetto ad altri arbusti, ma superato il primo periodo di trauma per le piante, la crescita proseguirà vigorosa e molto veloce. La specie più indicata per questi “sieponi” è l’Arundinaria japonica che una volta attecchita, raggiunge ed a volte supera rapidamente i 3 metri di altezza, ed è assai decorativa nella sua parte apicale per il ventaglio di foglie nastriformi. Da non sottovalutare anche il possibile utilizzo di queste canne per sostegni e tutore di giovani alberelli del nostro giardino.
Tappeti erbosi
Fin dalle prime giornate calde la superficie del prato tende ad essiccare e bisognerà dare ritmo frequente, anche giornaliero, all’irrigazione: non mediante una spruzzatina in superficie ( che come detto richiama dannosamente le radici verso l’alto) ma con una irrigazione razionale, che penetri in profondità. E’ essenziale che le irrigazioni vengano iniziate all’inizio del periodo siccitoso, prima che venga pregiudicato il bel colore verde del manto erboso. L’adozione di apparecchi a pioggia, sia fissi che mobili rappresenta la soluzione migliore. Se ci accorgiamo che l’acqua non penetra in modo regolare attraverso la cotica del prato, potrebbe essere segno che non abbiamo fatto in precedenza una buona operazione di areazione del prato , tesa alla rimozione di quel “feltro” impermeabile costituito da residui organici (foglie, residui di precedenti tosature) e microscopici detriti, agglomerati compattamente fra loro in modo tale da costituire impedimento al passaggio di acqua e sali minerali e che toglie contemporaneamente aria alle radici dell’erba. Impedire la formazione di questo strato occludente era uno degli obiettivi che ci si riproponeva di ottenere in Marzo, quando abbiamo consigliato di spazzolare energicamente il prato con scopa dura e rastrello largo ( oppure scopa metallica a denti larghi ) prima di intraprendere la prima irrigazione dell’anno. Comunque, se ci rendiamo conto ora che quella operazione di pulizia del manto erboso effettuata a fine stagione invernale non fosse stata sufficiente, ripetiamola in questo momento oppure ancora meglio, effettuiamola con metodo più energico, utilizzando gli appositi rulli muniti di punte che penetrano in profondità e strappano il feltro trasportandolo verso la superficie, in modo tale da essere raccolto con una successiva rastrellatura.
Esistono attrezzi adatti allo scopo, sia manuali che a motore e la scelta di uno o l’altro tipo indubbiamente è dettata dalla grandezza dell’area da trattare. Questa operazione di bucatura e arieggiatura del manto erboso va effettuata a terreno umido, ma non zuppo d’acqua, evitando le giornate troppo secche e calde per limitare lo stress subito dal prato.
Nei prati nuovi o con meno di un anno, queste procedure non vanno utilizzate in quanto dannose alla stabilizzazione dell’erba, ma d’altra parte in un terreno ben preparato di recente prima di un nuovo impianto del manto erboso, difficilmente si sarà già formata questa barriera occludente di materia organica in decomposizione. A meno che il problema non sia dovuto alla eccessiva argillosità o compattezza del terreno , o al clima particolarmente arido in cui abbiamo realizzato il prato. Ma queste sono considerazioni da fare in sede di progettazione tecnica di un nuovo impianto, con conseguenti valutazioni sulla realizzazione pratica del prato e non da affrontare adesso.
Nel prato giovane la rasatura deve essere eseguita regolarmente in modo da mantenere l’erba ad un’altezza tra i 2 e i 4 centimetri; lasciando crescere ancora di più, potremmo far subire un trauma alle piante dovuto all’eliminazione di un numero eccessivo di foglie in occasione dei tagli successivi, con pregiudizio del loro vigore vegetativo e quindi del definitivo assestamento del tappeto verde. Sarebbe anche meglio variare la direzione di marcia ogni volta che si effettua una nuova rasatura, raccogliendo i ritagli d’erba i quali possono contribuire alla composizione di nuovo terriccio nelle apposite compostiere o costituire buon materiale di pacciamatura per altre piante o per i bordi delle siepi.
Il prato ottenuto recentemente da seme si gioverà dello spargimento in superficie di un leggerissimo strato di torba e sabbia ben mescolate in parti uguali: in tal modo si consoliderà e si livellerà il terreno e servirà anche da incentivo per la nascita di nuove piantine.
Il prato già adulto verrà rasato almeno una volta alla settimana dall’inizio di Maggio fino a tutto Settembre, con frequenze ancora maggiori nei periodi di più rapido accrescimento.
Sui tagli e le innaffiature, comunque, ci soffermeremo ulteriormente nel corso degli articoli relativi ai lavori dei mesi successivi.
Giardini pensili, terrazzo, patio
Se il mese precedente di Aprile è stato dedicato alla Camelia, in questo articolo di Maggio parleremo della Clematis, e lo facciamo anche in questo caso per sfatare la fama in gran parte immeritata di essere pianta di difficile coltivazione. In realtà la Clematis è una bellissima pianta rampicante che ha sì qualche esigenza, ma non tale che non possa essere soddisfatta: scelta nella varietà adatta al clima e alla posizione, essa crescerà rigogliosa, donando ogni anno una fioritura incantevole, anche coltivata in vaso. Parlando quindi subito del vaso, esso dovrà essere assai ampio, meglio usare le cassette, meno ingombranti e dove le lunghe radici si trovano più a loro agio: stiamo parlando di cassette approssimativamente di cm. 50X30x40; terracotta, legno e pietra i materiali preferibili per offrire un buon isolamento alle radici dalle temperature calde estive e dalle gelate invernali. Difatti, una delle difficoltà che alimentano la sua cattiva fama è dovuta al fatto che se le sue radici temono la terra troppo riscaldata dal sole, la parte aerea della Clematide cerca il sole. Il classico “testa al sole, piedi all’ombra”, ma nel caso delle Clematidi pienamente accentuato. Per ovviare all’esigenza di ombreggiatura delle radici possiamo effettuare una buona pacciamatura con materiale inerte ( ghiaia, argilla espansa , pomice) che oltre ad ombreggiare il terreno ne mantiene più a lungo l’umidità; oppure possiamo porre nelle vicinanze o nello stesso vaso piante tappezzanti- decombenti, che richiedono poca cura e pochissima terra, hanno radici superficiali , sono di poca altezza e allo stesso tempo riempiranno spazi vuoti e ripareranno le pareti delle cassette di clematidi. In aggiunta a ciò, in estate, si può ulteriormente ostacolare il surriscaldamento del contenitore circondandolo con vasi di altre piante, sufficientemente alte da fornire loro buon ombreggiamento. Temendo assai anche il ristagno d’acqua i vasi di Clematis richiedono un ottimo drenaggio che può essere fornito da un discreto strato di ghiaia sul fondo, avendo cura di non occludere i fori per lo sgocciolamento: i soliti cocci di vaso sono perfetti allo scopo.
Quasi tutte le clematidi resistono bene al freddo invernale, anche a temperature parecchio rigide, pure occorre fare molta attenzione a che le radici non gelino, cosa che in vaso è più facile a verificarsi rispetto all’impianto in terra piena: ecco che torna parecchio utile la coltivazione in cassetta di legno, così come del resto lo è anche in estate, essendo il legno di per sé un buon isolante termico pur essendo traspirante. Comunque in inverno è bene proteggere il vaso con pannelli di polistirolo, trattandosi di piante che essendo magari attaccate a sostegni fissi sono difficilmente trasportabili da altra parte.
Parlando di messa a dimora, la pianta va interrata ponendo il colletto abbastanza in profondità, dai 5 ai 10 cm sotto il livello del terreno.
Subito dopo l’impianto, va predisposto un supporto per l’arrampicata della clematide. Se il vaso si trova in una posizione isolata , il supporto può essere un cono di canne di bambù o vimini. Se il vaso è accostato ad un muro, occorre un traliccio di legno o una rete plastificata. Distanziare i vasi dall’eventuale muro in modo che le piante si trovino ad almeno una trentina di centimetri da esso, per lasciar passare l’aria dal di dietro e allontanarla dalla irradiazione calorica del muro che in estate diventa fattore importante. Nella posa della pianta, inclinate lo stelo verso il sostegno destinatole, per facilitare la ricerca del sostegno e perchè, nel caso di piante riprodotte da talea da nodo sopra lo stelo, questo impianto leggermente inclinato permetterà l’emissione di radici al di sopra del punto di innesto. Questa tecnica, detta “affrancatura” ricalca un po’ quella della vite e sembra far aumentare la longevità delle piante. Il terreno che più si confà alle Clematis è quello lievemente calcareo, ma leggero, fresco e ben concimato. Il materiale organico ad azione lenta non va lesinato e aggiunto in buona quantità in estate apporta nutrimenti essenziali; le innaffiature devono essere sempre abbondanti, soprattutto quelle estive e tali da far penetrare il liquido in profondità. Anche la scelta della posizione è importante; se poniamo la Clematis a contatto di un muro esposto direttamente al sole nelle ore più calde, oppure lungo una ringhiera in ferro esposta ad ovest che si arroventa dalla tarda mattina, fino alle sette di sera, non riusciremo mai a far crescere questa pianta. Le esposizioni a nord e ad est sono le migliori nei nostri climi. Va bene una pergola, un graticcio divisorio, una colonna o un palo, un patio, magari assieme ad altri rampicanti che la aiutino a mantenere un certo grado di umidità; va benissimo la mezza ombra, o anche una ringhiera luminosa che prenda pieno sole, ma di mattina.
Le varietà di Clematis sono tantissime, il gruppo è estremamente diversificato e comprende piante adatte a diverse esigenze ambientali: vi sono tipi che crescono bene al nord, altre che vegetano benissimo anche al sud, alcune preferiscono luce piena altre un po’ di ombra, tutte si adattano molto bene a qualunque tipo di sostegno ed essendo molto flessibili sono facilmente guidabili nella loro crescita; pur essendo molto vigorose nello sviluppo, richiedono poco spazio in spessore quindi si possono collocare praticamente ovunque, anche in terrazze o giardini più piccoli dove non ci sarebbe spazio per grosse siepi; la varietà di colori è ampissima, la grandezza dei fiori va dai più piccoli per le varietà erbacee perenni e per le cultivar a piccoli fiori , fino agli ibridi con fiori grandi anche 20/25 centimetri, pur avendo tutte in comune l’enorme profusione di fioritura che incanta qualsiasi osservatore. Con un’ampia selezione di varietà si può avere fioritura da Aprile a Ottobre. Sono molte anche le varietà ben adatte alla crescita in vaso, almeno una trentina, per cui inutile fare ora un elenco di nomi. Potete senz’altro affidarvi all’esperienza di un bravo vivaista, una figura professionale sicuramente in grado di guidarvi nella scelta della pianta più adatta alle vostre esigenze.
Un cenno finale all’altra presunta difficoltà di coltivazione della clematide: la potatura, che viene considerata altro aspetto problematico di questa specie. Anche qui sfatiamo questa diceria. Semplicemente la confusione deriva dal fatto che ci sono clematis che vanno potate prima della fioritura ed altre che vanno potate dopo la fioritura: dipende dalla specie e dalla varietà scelta.
Vale la regola principe per le potature di tutte le piante: a fine inverno si potano le piante che fioriscono sui nuovi rami, subito dopo la fioritura quelle che fioriscono sui rami emessi l’anno precedente. Nel primo caso, la potatura è in generale piuttosto drastica, nel secondo caso lo è assai meno e spesso si riduce ad una rimonda dei rami vecchi e ad un contenimento delle varietà molto vigorose. Ma dal momento che noi acquistiamo le Clematidi da un vivaista di fiducia, sappiamo esattamente quale varietà abbiamo messo a dimora, pertanto sappiamo bene a quale di queste due categorie di potature dobbiamo attenerci.
In ogni caso, un semplice esame visivo della fioritura ci istruirà sul “tipo” di potatura da adottare. Come regola generale per le Clematis, le specie a fioritura precoce, che sono caratterizzate da una fioritura che avviene sui fusti maturati nella stagione precedente, si potano solo dopo la fioritura per dare modo di emettere subito i nuovi steli che porteranno fiore nella stagione seguente. Le specie tardive (fioritura anche a Giugno) che sviluppano fiori esclusivamente sui rami dell’anno in corso vanno potati piuttosto energicamente verso fine inverno (diciamo all’incirca Febbraio)
Non è poi così complicato come la leggenda vorrebbe far credere!
Le clematis presentano un solo inconveniente grave, noto come “malattia dell’appassimento” che in genere sembra preferibilmente colpire gli ibridi a grandi fiori. Non è assolutamente detto che questa eventualità si verifichi, ma nel caso vedremo piante giovani, o anche una singola parte di essa, in pieno rigoglio che improvvisamente e apparentemente senza causa alcuna, in una notte si ripiegano su se stesse e muoiono. L’aspetto è quello di una pianta avvizzita dalla mancanza di acqua, ma in realtà, anche se la vera causa di questa malattia non è ancora nota, quasi sicuramente trattasi di un fungo. Al momento non si conoscono cure adeguate ( pure si sta studiando il problema a livello europeo), perciò l’unica cosa da fare è tagliare il ramo colpito , anche fino alla base se necessario e allontanarlo prima possibile dal sito di coltivazione. Tutto ciò può scoraggiare un appassionato coltivatore di queste piante, ma la nota positiva è che quasi sicuramente la pianta non è morta e dopo qualche tempo ( settimana o mese) verrà emesso un nuovo germoglio dal terreno. Questo è il motivo principale per cui si consiglia di interrare parecchio gli steli, così come precedentemente indicato.
In conclusione, scegliamo comunque liberamente le clematis senza particolari paure, in quanto con un po’ di accorgimenti e di pratica potremo godere per anni di queste meravigliose piante una volta messe a dimora.
Camminamenti, pavimentazioni
Spesso la nostra pavimentazione è di tipo veicolare e ci conduce direttamente ad una zona di parcheggio per l’auto, protetta dall’ombra di una rustica pergola. In questo caso il problema da risolvere, oltre la scelta del rampicante a rapido accrescimento e con vegetazione adeguatamente folta per raggiungere lo scopo, rimane la stabilità della costruzione che andremo a realizzare.
Per eseguire un buon lavoro è consigliabile fare preventivi con larghezza di tempo e di denaro.
Per quanto concerne la solidità della pergola, tale requisito si soddisfa appieno partendo dalla solidità dei pali di sostegno. Il primo inconveniente a cui porre attenzione è il deterioramento della parte interrata, che può condurre al crollo di un intero settore in caso di forti venti, e in questi ultimi anni si è purtroppo dimostrato che nessuna zona climatica è esente da tali calamità naturali, a partire dalle nostre città. I migliori legnami da costruzione sono quelli di quercia e di castagno, entrambi molto resistenti ai marciumi e agli attacchi degli insetti parassiti. Naturalmente possono essere usati altri legni, di uso forse più corrente, ma questi non saranno così resistenti e si presenta quindi la necessità di trattarli con specifici preservanti del legno, soprattutto delle parti che vengono interrate. Allo scopo possiamo utilizzare una ricetta antica immergendo preventivamente la parte terminale dei pali di sostegno in una soluzione di creosoto, efficacissimo conservante per il legno (era largamente utilizzato in passato come impregnante per le traversine ferroviarie) dalla potente azione insetticida, fungicida, erbicida, facendo bene attenzione a non contaminare alcuna parte vegetale del giardino e a non respirare direttamente i gas esalati durante il trattamento; oppure possiamo più semplicemente utilizzare bitume o catrame. Il legno comunque utilizzato deve essere sano alla vista, cioè non deve presentare troppi nodi o fessurazioni. La dimensione dei pali portanti, per lo più a sezione quadrata, variano da 10 a 15 centimetri e nel calcolarne la lunghezza va ricordato l’interro, pari ad almeno 40/60 centimetri. I montanti verticali debbono distare fra loro non più di 2 metri in modo che la struttura sia adeguatamente robusta; per lo stesso motivo le connessioni tra l’uno e l’altro devono essere fissate saldamente e con particolare accuratezza. La soluzione ideale per stabilità e duratura è affogare la parte basale della pergola in un ampio mastello di cemento: con tale accorgimento la stabilità della costruzione non verrà mai compromessa, neppure se le piante che vi cresceranno si svilupperanno eccessivamente. La volta piatta è molto più facile da realizzare di quella a botte e costituirà la chiusa finale della vostra pergola. Si usano travetti di sezione inferiore rispetto ai pali di sostegno, al massimo 8×8 cm. fissandoli con viti e chiodi, ancora meglio utilizzando incastri da carpenteria che ne aumenteranno la fermezza.
Questo tipo di pergolato ha il pregio di essere praticamente invisibile, una volta che piante si siano del tutto sviluppate su di esso ed è perciò il più adatto a mettere in evidenza il rampicante prescelto.
Il Polygonum baldschuanicum è da considerare con attenzione per la sua vigoria, velocità di crescita e rusticità. Questi requisiti comportano però la necessità di sostenerlo con armature particolarmente solide per reggere il peso e la conseguente forza trainante della rapida crescita, ma i vari metri di lunghezza che la pianta produce in un solo anno, possono costituire allettamento raramente offerto da altre piante. Fra l’altro questa massa verde si coprirà con una quantità incredibile di piccolissimi fiori bianchi spumosi, fino a formare una vera e propria coltre bianca. Un’altra pianta rampicante da considerare per questo impiego è la Passiflora coerulea che invece fiorisce con i curiosi “fiori della passione”, oppure l’Actinidia chinensis vigorosissima pianta adatta per la copertura di grandi pergole, che unisce pregi ornamentali a quelli dei frutti ricchi di vitamina C.
Per l’impianto dei rampicanti, si debbono preparare le buche scavandole tra un montante e l’altro, ma tenendole ad almeno 40/50 centimetri da essi, in modo che le radici non interferiscano con le strutture di fondazione, le quali col tempo perderebbero parte della loro stabilità. Anche la fossa d’interro dovrà essere più larga del massimo sviluppo radicale, in modo che questo abbia largo agio e non debba diramarsi in direzioni poco opportune.
Le “infestanti”
Questo mese vogliamo spezzare una lancia anche a favore delle cosiddette piante infestanti.
Proprio perché una delle fatiche maggiori che occupano in primavera i cultori del giardinaggio è la disinfestazione delle “male erbe”, parliamone. Zappetti, sarchiatori, diserbanti, nulla resta intentato per cercare di evitare questi ospiti indesiderati. Eppure, in molti casi, le piante infestanti presentano delle fioriture affascinanti, pur nella loro semplicità, anzi proprio questa semplicità ne accentua la meraviglia. In altri casi ( come le Leguminose) contribuiscono a fertilizzare il terreno, arricchendolo di azoto, che fissano per mezzo di batteri annidati nelle radici. Molte delle piante tipiche dei campi coltivati, si presentano spontaneamente anche nelle nostre aiuole. Stiamo parlando di papavero, fiordaliso, adonidi, speronella, nigella, camomilla, fumaria, calendula selvatica, fedia cornucopia, specchio di venere, borsa di pastore, verbena, latte di gallina …………… chi più ne ha ……..
Tutte piantine che producono semplici ma bellissimi fiori dei più svariati colori e forme: si va dal rosso acceso a quello quasi fosforescente, passando attraverso il rosa carminio, il violetto, il celeste chiaro venato di scuro, il giallo, l’arancione, il bianco , il viola scuro e tantissimi altri. Queste piantine, se non sradicate sul nascere, possono giungere a fioritura , portando una nota nuova e spontanea nell’ordinata sinfonia dei fiori coltivati.
Inoltre abbiamo pianticelle che possono essere usate nella farmacopea casalinga: la malva per decotti e cataplasmi emollienti, la piantaggine che contiene mucillagine per l’evacuazione intestinale, il farfaro per tisane e infusi espettoranti, la pimpinella, il verbasco, la camomilla………
Infine, da non sottovalutare il loro interesse nel campo dell’alimentazione umana: in tutti i tempi le erbe infestanti dei terreni coltivati e degli orti hanno contribuito all’alimentazione degli agricoltori.
La cicoria, la pimpinella fra l’altro particolarmente utilizzata nelle insalate di campo toscane, il tarassaco buono sia cotto che crudo, la lattughella di campagna dalle foglie dolcissime, lo spinacio selvatico, il finocchio e l’asparagina selvatici, le cipolle e gli agli così aromatici, il crescione, l’ortica utilizzata in tante ricette di zuppe ……….. anche qui, chi più ne ha………….
Una vera pleiade di piante belle, a volte utili, quando addirittura importanti, che solo la mania di vedere i campi puliti e le aiuole sgombre può condannare a morte. Prima di distruggerle sul nascere, lasciamo crescere queste piante, verifichiamo cosa siano, se sono semplicemente belle o anche utili. Moltissime “infestanti” possono coesistere nelle aiuole con le altre nostre piante “importanti”, che sono tali solo perché abbiamo deciso noi che lo siano, perché le abbiamo scelte noi e fatte crescere per noi, per il nostro esclusivo piacere.
Proviamo a valutare anche le altre.