Marzo
Comincia il vero periodo di intenso lavoro che ci accompagnerà per almeno i prossimi otto mesi
Alberi e arbusti
Nelle zone a clima rigido si conclude la stagione degli impianti di alberi e arbusti a foglia caduca, mentre dove il clima è più mite si cominciano a mettere a dimora quelli a foglia persistente e le conifere. Si dovrà comunque evitare che gli alberi piantati a fine inverno soffrano per siccità: è infatti probabile che quelli piantati in ritardo aprano le foglie prima che le radici abbiano pienamente iniziato il lavoro di assorbimento dell’acqua dal terreno e se il tempo risulterà ventoso e secco, l’evaporazione delle foglie in relazione allo scarso assorbimento di umidità da parte delle radici può arrecare gravi danni alla pianta. Può giovare in questo caso uno strato di 5 centimetri di torba sopra l’apparato radicale ( pacciamatura) unito alla nebulizzazione di acqua sui rami ed alla realizzazione di schermi frangivento in prossimità delle piante da proteggere.
Inoltre i geli invernali potrebbero aver provocato una spinta verso l’alto delle radici delle piantagioni effettuate in autunno e ove ciò si fosse verificato è necessario riassestare il terreno. In questo caso e in modo particolare per gli alberi da frutto sottoposti a legatura, attenzione che il riassestamento del terreno che riporta le radici più in basso non provochi l’impiccamento della pianta ai sostegni, con danno all’aderenza delle radici al terreno e formazione di dannose sacche d’aria a contatto delle stesse. Anche per i frutteti si provveda ad una buona pacciamatura di torba.
Non si cada nell’errore che una temperatura ancora relativamente bassa possa in qualche modo compensare le conseguenze dannose dovute a scarsità idrica: se dovesse verificarsi un periodo di siccità, almeno per gli alberi più giovani, occorre prodigare una abbondante irrigazione.
Siepi
Concluso il periodo dell’impianto delle specie a foglia caduca è il momento propizio per i nuovi impianti a foglia persistente, quindi via libera ai vari Bosso, Agrifoglio, Cotoneaster, Alloro, Ligustro, Oleandro, Pitosforo, Prunus ………. i sempreverdi sono di più lento accrescimento rispetto alle specie a foglia caduca, ma ciò risulta ben compensato da una loro lunga e sempre più rigogliosa permanenza nel giardino. Ove il terreno sia sufficientemente acido e con elevata umidità ambientale, non rinunciamo a piante di notevolissimo valore decorativo anche per la loro fioritura quali rododendri, azalee e camelie, che fra l’altro non richiedono neppure eccessiva manutenzione. Anche le siepi di conifere ad altezza e spessore adatto al nostro scopo, non richiedono eccessiva manutenzione e possono mantenere una fitta ramificazione fin quasi al livello del terreno, fornendo così un ottimo elemento di separazione dall’ambiente circostante. Per il primo e secondo anno di impianto è bene provvedere ad un robusto sistema di sostegno in grado di ben sorreggerle, anche in virtù del forte impatto al vento a cui la loro massa così fitta le sottopone.
Mentre la potatura d’impianto per gli arbusti a foglia caduca sarà alquanto drastica , soprattutto in altezza in modo da sollecitare l’emissione di rami basali che diano continuità alla siepe, nel caso dei sempreverdi sarà sufficiente una accorciatina dei rami per uniformare i diversi elementi della siepe.
Anche in caso di impianto con trincea, cioè di scasso del terreno per file e messa in posa di picchetti e spago per marcare il livello desiderato, non dimentichiamoci che ogni pianta è pur sempre un singolo individuo vegetale, per cui è meglio utilizzare una singola buca per ciascuna pianta. Meglio posare le piante allineate a terra, a margine della trincea e nel posto loro assegnato, in modo da verificarne la corretta distanza fra pianta e pianta. Per la messa in posa si veda quanto descritto nel dettaglio dei lavori di impianto dei mesi di Gennaio e Febbraio; meglio se il lavoro si esegue in due persone, uno mantiene la pianta nella posizione più corretta, mentre l’altra copre le radici, mantenendo buona aderenza fra le stesse ed il terreno.
Rosai
Ribadendo che la potatura delle rose va effettuata a Febbraio e che in particolare nella nostra Toscana solo nelle aree più fredde (collina o montagna) si può effettuare ai primi di Marzo, illustriamo qualche consiglio utile sulle tecniche di taglio.
In passato era usuale una potatura cortissima, soprattutto nei rosai destinati alla produzione di fiori da recidere. Ora si tende a tagliare di meno, pur tenendo valida la discriminazione fra rose destinate al taglio e quelle preferibilmente lasciate sulla pianta. Qualunque sia la destinazione che vogliate dare alle vostre rose, le operazionidi base da svolgere sono comunque le stesse.L’eliminazione dei rami morti, secchi, malati, lesionati, esili, aggrovigliati o non completamente lignificati; sono da eliminare anche i rami mal disposti, sia che si incrocino fra loro, sia peggio ancora che si indirizzino verso l’interno della pianta la quale deve essere mantenuta libera per una buona circolazione di aria e soprattutto luce. Il taglio va eseguito con lame ben affilate e pulite, appena sopra una gemma rivolta verso l’esterno del cespuglio. Diamo anche una leggera inclinazione al taglio con pendenza opposta alla gemma, in modo da evitare gocciolamenti di acqua sulla gemma nel caso il taglio fosse inclinato verso la stessa, oppure ristagno di umido nel caso il taglio risultasse piatto. Dimezziamo in lunghezza i rami prodotti durante la stagione precedente, con accorciamento anche maggiore in caso di rami esili o minore se il rosaio è molto vigoroso. Se il terreno è povero, gli steli che hanno portato fiori vanno accorciati fino alla seconda gemma dalla base, mentre i rami nati da legno più vecchio si devono accorciare di un terzo della loro lunghezza. Se vogliamo aiuole di una sola varietà che risultino compatte ed uniformi, potiamo le piante alla stessa altezza, che potrebbe essere quella data da 4 o 5 gemme presenti nei rami basali e non più di 2 o 3 sui rami laterali.
Il raggiungimento comunque di una buona aiuola è condizionato dalla disponibilità di terreno fertile e mantenuto tale con periodiche concimazioni.
Tappeti erbosi
Se vediamo che l’erba comincia a crescere in altezza, non ci buttiamo subito sul taglio senza aver prima effettuato alcune operazioni preliminari. Prima si spazzi energicamente il prato ( la buona vecchia ramazza di saggina è sempre valida) per eliminare i seccumi dovuti all’inverno. Subito dopo e sempre che il terreno non sia imbevuto di pioggia, si passi il rullo per assestare e spianare ogni eventuale rigonfiamento provocato dal gelo. Quindi pettiniamo il prato con rastrello o scopa metallica, utile anche a estirpare ciuffetti di piante infestanti. Solo a questo punto si può effettuare il taglio dell’erba con lame regolate a circa 4 centimetri di altezza.
Marzo è un buon mese anche per preparare il terreno ad un nuovo impianto d’erba, anche se in realtà per i prati a zolla pronta i periodi dell’anno oramai vanno bene quasi tutti, con l’esclusione di quelli troppo caldi o troppo freddi o con piogge eccessive.
Nel tracciare l’area di un nuovo prato va senz’altro meglio assecondare l’andamento del terreno. Un andamento degradante o su diversi livelli interrotti da terrazze anch’esse ricoperte d’erba o da aiuole fiorite o piccoli arbusti, risulterà più naturale di un’area totalmente pianeggiante. Anche la forma, se risulterà con linee curve anziché solo ed esclusivamente rettangolari o quadrate, avrà un aspetto meno artificioso. Aiuole con erbacee perenni e piccoli arbusti saranno di più facile manutenzione se poste sulle fasce perimetrali, anziché al centro del tappeto erboso.
Se poi dobbiamo costruire sopra un’area di preesistente cantiere edilizio, bisogna resistere alla tentazione di livellare il tutto e ricoprirlo poi con un leggero strato di terra. Occorre senza dubbio bonificare l’area da tutti i materiali residuali, perché anche in assenza di alberi o arbusti, l’erba del prato ha necessità di un 10 meglio 15 centimetri di buona terra fertile senza inquinanti di sorta.
Porre molta attenzione al drenaggio del terreno e se questo risultasse troppo compatto, immettere sia in profondità che in superficie sabbia silicea granulosa non calcarea e torba o altro materiale idoneo a produrre humus.
Lasciando poi il terreno lavorato a riposo per 15/20 giorni, si manifesteranno molte erbe infestanti che devono essere estirpate, in modo semplice quelle con radici più superficiali, con più difficoltà ma in modo totale per quelle bulbose o con radici profonde.
A questo punto si approfitta della zappettatura utile a rompere la crosta formatasi successivamente utile ad arieggiare il terreno, per immettere fertilizzante idoneo ( buon titolo di azoto). Siamo ora quasi alla fine della preparazione del terreno. A questo punto manca una buona rullatura per eliminare i vuoti nel substrato ed un doppio passaggio di rastrello, prima in un senso e poi in modo perpendicolare a questo.
Adesso il terreno è pronto per il nuovo impianto.
Aiuole
Se abbiamo in animo di impiantare nuove aiuole nel giardino, proviamo a prendere in seria considerazione l’idea di utilizzare le erbacee perenni, in grado di abbellire il giardino per diversi mesi. I principi basilari per questi impianti sono pochi, ma semplici: non piantare per file, né in singole piante sparse qua e là, ma posizionare gruppi di tre o più piante della stessa specie, mantenendo in secondo piano quelle a portamento più alto e raggruppando gli insiemi tenendo conto del colore dei fiori o delle foglie e dell’attitudine a rifiorire ( poche) oppure a ritardare o anticipare la fioritura, in modo da avere buone coperture al suolo e ottimo equilibrio di colore e riempimento di spazi.
Giardini pensili, terrazzo e patio
Dal momento che le piante coltivate in vaso hanno un risveglio vegetativo precoce rispetto a quelle coltivate in piena terra, alcune piante appena germogliate devono affrontare temperature tuttora sostanzialmente basse. Resistiamo quindi alla tentazione di eliminare i ripari ancora in essere, dettataci dalla maggiore lunghezza e luminosità delle giornate di Marzo.
Ugualmente, anche l’essiccazione del terreno nei vasi sarà maggiore rispetto a quello delle aiuole in piena terra, cosa di cui dovremo tener conto per impostare un’innaffiatura razionale dei pani di terra nei contenitori che è sempre meglio comunque effettuare frazionando l’acqua in due o tre tempi.
Quando le piante danno segni di ripresa vegetativa è opportuno iniziare le concimazioni, che diverranno più frequenti col trascorrere della stagione fino ad avere decorrenza decadale. Vanno bene i fertilizzanti liquidi, preparati in dosi meglio leggermente inferiori a quelle riportate sulle confezioni. Mano a mano che le piante acquistano piena forza e vigore, possiamo aumentare il dosaggio degli stessi.
Per le semine e le talee effettuate all’aria aperta è bene predisporre una lastra di vetro, sostenuta da spessori idonei che la rialzino dal piano, utile a proteggere dall’inclemenza del tempo lasciando nel contempo passare la luce solare. Un sasso appoggiato sopra eviterà che le lastre volino via con il vento.
Camminamenti e pavimentazioni
Se sono sconsigliabili gli inserimenti di piante negli interstizi dei gradini e dei camminamenti in quanto l’erba può rendere il piano sdrucciolevole, gli stessi possono essere utili per abbellire un muretto a secco usato come divisorio o come terrapieno. Piantine a radici esili e portamento tappezzante possono apportare colore e vivacità all’ambiente in cui il muro è inserito. Tra le piante più idonee troviamo campanule tappezzanti, garofanini, bocche di leone, sempervivum, di quest’ultima specie ad esempio ne esistono una quarantina di varietà con un’infinità di ibridi, facilissimi da impiantare anche per piccolissime talee che formeranno deliziosi cespuglietti. La necessità di terra per queste piantine da muretto è ridotta al minimo ed è sufficiente quella che si trova fra pietra e pietra o approfittare dei piccoli interstizi per spingervi dentro qualche seme avvolto in una piccola zolla di terreno inumidito.
Se i muretti fiancheggiano dei gradini, come già detto altre volte non fate economie sugli stessi. Utilizzate lastre profonde almeno un palmo con alzate proporzionate. Mantenete uniformità di colore e di forma dei gradini in modo da non generale confusione in chi li sale, cercando per quanto possibile di dare inclinazione verso l’esterno alla pedata, in modo fa favorire lo scorrimento dell’acqua e prevenendo la formazione di ghiaccio nella stagione fredda.